Devastato a più riprese dai Normanni, il castello di Amboise fu integrato ai possedimenti dei conti d’Anjou prima d’appartenere alla celebre casa di Amboise-Chaumont e di passare nel 1422 a Luigi visconte di Thouars in eredità. Ma, colpevole di un complotto contro il re, il proprietario del castello d’Amboise si vide condannato a spodestato dei suoi beni.
A partire dal 1431 il castello fece parte dei possedimenti reali. Il castello d’Amboise non fu più solamente una fortezza, ma una dimora reale e la città ne trasse beneficio per la concessione ottenuta di riscuotere le franchigie.
In questo castello nacquero i figli del re Luigi XI e di Carlotta di Savoia ed Amboise divenne quindi luogo di residenza della regina e dei suoi figli, mentre il sovrano preferì stabilire la sua corte a Plessis-les-Tours.
Uno dei grandi avvenimenti del regno fu la creazione ad Amboise dell’Ordine di San Michele, il primo agosto 1469. Quel giorno il re riunì nella cappella di San Michele quindici fra i suoi baroni più potenti per far loro conoscere lo statuto di quest’ordine di cavalleria, la cui fondazione aveva un significato politico. L’Ordine di San Michele rappresentava infatti l’attaccamento dei grandi signori e dei feudatari alla Corona Reale. Lussuosamente vestiti con lunghi mantelli di damasco ricamati di conchiglie d’oro e foderati d’ermellino, la testa coperta da cappelli di velluto cremisi dalla lunga cornetta, questi grandi signori giurarono di vivere secondo le regole della Chiesa e della Cavalleria.
Quel giorno Amboise fu luogo di una cerimonia grandiosa che rimase negli annali del regno di Francia.
La regina, che vi morì nel 1483, era circondata da una grande corte degna del suo rango: quasi centocinquanta persone componevano il suo seguito e i suoi domestici. Gli appartamenti erano stati decorati, ammobiliati e rivestiti per farne una piacevole dimora.
Il regno di Carlo VIII
La vita serena che vi aveva condotto durante la propria giovinezza spiega l’attaccamento del nuovo re Carlo VIII verso il castello nel quale era nato e dove era stato allevato. È nella Piazza du Carroir ad Amboise che, giovane delfino di tredici anni, egli accoglie Margherita d’Austria, nipote di Carlo il Temerario, l'antico avversario di suo padre, che proprio suo padre aveva deciso di dargli per moglie. Margherita, che non aveva che tre anni al momento del suo brillante fidanzamento, visse al castello d’Amboise fino al 1492, data in cui dovette malinconicamente tornare in Fiandra per far posto ad Anna di Bretagna, che Carlo VIII aveva sposato il 6 dicembre 1491. A quest’epoca risalgono i grandi lavori ordinati da Carlo VIII e per finanziare quest’impresa fu fatto un prelievo sui proventi delle gabelle. I progetti erano magnifici: "egli vuol fare del castello una città”, esclamò l’ambasciatore di Firenze vedendo i progetti alla fine del 1493.
La superficie dell’edificio doveva essere ampliata considerevolmente. L’antica fortezza medievale lasciò il posto ad un grande quadrilatero, a forma di trapezio, diviso in tre cortili: il cortile principale con l’abitazione del re, a sud “l’alloggio delle Virtù” ed infine il cortile – detto – del Torrione, all’estremità occidentale del promontorio.
Le due torri a chiocciola – la torre des Minimes e la torre Hurtalult – formavano un’innovazione architettonica di notevole importanza.
Quanto alla decorazione, dapprima essa fu d’ispirazione francese, ma in seguito beneficiò della collaborazione d’artisti fiamminghi e naturalmente, dopo il ritorno della spedizione del 1495, di quelli italiani. Il mobilio era lussuoso: tappezzerie delle Fiandre e di Francia, tendaggi di Damasco e tappeti di Turchia.
Questi magnifici lavori e queste sistemazioni, miranti a trasformare l’antico oppidum e l’antica fortezza dei conti d’Anjou in una dimora degna della Corona di Francia, furono interrotti a causa di una grande disgrazia sopravvenuta nel castello d’Amboise il 7 aprile 1498. Mentre Carlo VIII accompagnava la regina nella galleria di Haquelbac per assistere – si racconta – al gioco della palla, egli urtò la fronte contro una porta bassa e spirò poche ore dopo.
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