Posta sulla riva della Maine, Angers con il suo castello fu occupata sin dall’antichità da fiere popolazioni celtiche che s’opposero tenacemente alla penetrazione romana.
Dopo l’epoca delle invasioni normanne (IX secolo) Foulques Nerrà, Conte d’Angiò, fece erigere qui un castello. A questo primo fortilizio seguì il più munito complesso architettonico voluto da San Luigi tra il 1228 ed il 1238, che ebbe ulteriori ampliamenti sotto Luigi I – fratello di Carlo V – e sotto Luigi II, che fece costruire la cappella gotica.
Ad Angers risiedette la corte di Renato d’Angiò, detto il “buon re”, reggente di Sicilia e di Gerusalemme. Egli, uomo di lettere e benefattore della comunità locale, fu amante delle feste e dei tornei, che spesso si tenevano presso il castello. In un’opera miniata che egli stesso realizzò di sua mano, Renato ci ha illustrato, con parole ed immagini, lo sfarzo che accompagnava i tornei del castello d’Angers, dove vi erano anche delle voliere e serragli con animali esotici.
Le guerre di religione avvenute più tardi portarono al declino del castello, di cui Enrico III ordinò nel 1585 la distruzione. Il fortilizio pentagonale fu così intaccato nelle sue torri cilindriche, di cui fu demolita la copertura conica e la parte superiore. La sospensione delle distruzioni, con l’avvento al trono di Enrico IV, consentì ad Angers il fidanzamento di Cesare di Vendome con Francesca di Lorena.
All’interno del castello è oggi esposta la serie degli Arazzi dell’Apocalisse, commissionati da Luigi I nel 1373. Questa grandiosa opera di tessitura, originariamente lunga 140 m, si basa su cartoni del pittore Hennequin de Bruges e fu realizzata da Nicolas Bataille. La lunga serie di pannelli, illustranti l’ultimo libro della Bibbia opera di San Giovanni, fu nell’arcivescovado di Arles nel 1400 e dal 1474 nella chiesa di Saint Maurice ad Angers. Scomparsi nel 1782, gli arazzi vennero recuperati nel 1848 dal canonico Joubert, che ne curò il restauro. Ogni singolo pannello è accompagnato dall’immagine di San Giovanni, che assiste ed illustra le scene. Le didascalie originariamente presenti furono rimosse nel corso del restauro ottocentesco, a causa delle loro cattive condizioni.
Il racconto scritto di Giovanni è di difficile comprensione e ricco d’allegorie il cui senso non è sempre chiaro. Anche negli arazzi quest’oscurità di significato è rispettata. L’inizio oggi conservato è dato dal pannello in cui il santo, su invito divino, inizia a descrivere le proprie visioni per il bene delle sette chiese, raffigurate come cappelle. Il simbolismo presente in questa scena pervade tutto il resto dell’opera tessuta: qui Giovanni vede il Messia, dotato d’attributi particolari tra personaggi che raffigurano, per allegorie, le qualità del Creato. Dopo una scena d’omaggio al Messia, si ha il pianto del santo e l’inizio della spiegazione dei segreti divini dopo l’ostentazione dell’agnello divino. Si rivelano così i quattro cavalieri dell’Apocalisse, su cavalli di colori diversi, dietro ai quali segue la salvazione delle anime dei morti al servizio di Dio. Dopo il riconoscimento del popolo degli eletti si ha l’introduzione ha nuovi segreti, alla presenza di Dio ed un angelo. Gli ambienti naturali mostrano la loro forza scatenata ai quattro squilli delle trombe divine nei pannelli della tempesta, dell’astro di fuoco e dell’aquila; al quinto e al sesto squillo il disordine nell’universo aumenta. San Giovanni, nei pannelli seguenti, viene a conoscenza delle misteriose parole dei sette tuoni e, simbolicamente, divora il libro dell’angelo. Dopo la valutazione di Giovanni dell’armonia celeste (con la misurazione del tempio), si ha il racconto, in quattro pannelli, dell’avventura dei due testimoni salvati da Dio e l’annunzio dell’imminenza dell’arrivo del Messia e del Giudizio Universale.
Segue quindi il capitolo in cui Satana, sotto forme diverse, insidia il Creato prima come dragone, attaccando una donna partoriente difesa da San Michele e guerreggiando coi fedeli, poi come mostro marino idolatrato, ed infine come mostro della terra. Dopo queste scene si ha l’annuncio da parte degli angeli del Nuovo Testamento, della caduta di Babilonia e delle pene dei dannati. Quindi, dopo che i giusti sono stati salvati, questi vengono raccolti da Dio, mentre gl’infedeli affrontano la collera divina (che simbolicamente li coglie come grappoli alla vendemmia). Alla raffigurazione dei sette flagelli che accompagnano l’ira di Dio fa seguito la comparsa dei tre mostri satanici e quella di Babilonia, madre degli abomini, che infine crolla, assieme alla sconfitta dei tre mostri e di Satana stesso. La serie d’arazzi si conclude con l’immagine della Gerusalemme celeste, città di cui San Giovanni misura la perfezione per infine prostrarsi davanti alla Trinità
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