I castelli della Loira
Castelli della Loria: Castello di Gien

L’eccezionale posizione di Blois era già apprezzata anticamente, migliaia d’anni fa: un promontorio roccioso scavato dalla confluenza della Loira con un suo affluente, in posizione strategica d’isolamento e di difesa, i cui primi insediamenti di Blois risalgono probabilmente al neolitico. Quanto al castello di Blois (uno dei castelli della Loira), i testi ne parlano solo a partire dal IX secolo.


Verso la metà del X secolo, Blois e la sua regione divennero il feudo dei conti di Blois, potenti signori, conti di Tours e di Chartres, poi conti di Champagne, vassalli dei re di Francia, i quali ricostruirono la roccaforte varie volte. Una torre d’angolo, frammenti di mura, alcune torri incorporate nelle costruzioni successive e, soprattutto, la grande scala dei ricevimenti dei conti di Blois sono gli unici resti dell’imponente costruzione del XIII secolo.

Alla fine del Cinquecento, la contea di Blois fu venduta al principe Luigi d’Orléans, figlio di Carlo V,e questo fatto avrebbe avuto in seguito conseguenze molto importanti per il futuro della città.

Suo figlio, il poeta Chartres d’Orléans, abiterà nel castello per venticinque anni dopo la sua lunga prigionia in Inghilterra, circondandosi d’una piccola corte di letterati e di poeti. Fu tuttavia il suo nipote, salito sul trono di Francia nel 1498 col nome di Luigi XII, a dare maggior lustro alla città. Nato a Blois, questo sovrano aveva deciso di farne la sua residenza abituale. Fu così che nel Cinquecento il piccolo centro di Blois divenne città reale e capitale del regno per un certo periodo. Questa scelta era giustificata dallo sviluppo della città e della regione circostante ad opera degli Orléans che ne avevano favorito il progresso: infatti al tempo di Carlo d’Orléans, e soprattutto di Luigi XII e di Francesco I, Blois s’espanse notevolmente, ma dopo la morte della regina Claudia di Francia (1524) e la sconfitta di Pavia (1525) il re Francesco I vi si recherà solo di rado e i suoi successori vi soggiornarono brevemente.

Occorrerà aspettare il XVII secolo perché la città torni ad animarsi, fra il 1634 e il 1660, col soggiorno di Gastone d’Orléans, fratello minore di Luigi XIII.

Durante tutto il Settecento, il castello di Blois, abbandonato dai re, sarà abitato da vecchi funzionari di corte alloggiati in piccoli appartamenti creati appositamente per loro e cadrà in stato d’abbandono, mentre i giardini verranno lottizzati. Nel 1788 Luigi XVI ordina la vendita del castello o, in mancanza d’acquirenti, la sua demolizione.

Viene invece adibito a caserma e può così essere salvato.

Durante la Rivoluzione e negli anni successivi alcuni monumenti di Blois andarono manomessi e persino distrutti. Neanche il castello sfuggì a queste distruzioni e tutti gli emblemi e le effigi che ricordavano la famiglia reale furono abbattuti. Il castello ebbe ancora a soffrire nella prima metà dell’Ottocento a causa delle ristrutturazioni ad uso militare e fu solo a partire dal 1845 che l’architetto Duban intraprese dei restauri allora giudicati esemplari ma oggi ritenuti un po’ eccessivi.

Nel 1498 Luigi, duca d’Orléans e conte di Blois, divenne re di Francia col nome di Luigi XII. Il nuovo sovrano si accinge subito a ricostruire il castello dei suoi antenati. Le costruzioni di Luigi XII, che occupavano in origine tre lati del cortile, furono edificate nel breve spazio di tre anni. Siamo sorpresi della nuova linea di questo grazioso castello in pietra e mattoni, senza le torri merlate ancora in uso a quell’epoca, dove la luce e l’aria entrano attraverso le grandi finestre, i balconi, gli abbaini e le logge. L’ala di Luigi XII è l’espressione di un’arte gioisa ed accogliente, che riflette l’immagine d’un sovrano noto per i suoi modi semplici ed affabili. Non è più il castello-fortezza d’un tempo perché Luigi XII regna incontrastato e non ha più bisogno di difendersi. Al sovrano occorre oramai una una sede per governare e per ospitare le sue feste. Il re inaugura un nuovo modo di governare, una diplomazia “aperta” d’ispirazione italiana, com’è testimoniato da un sontuoso ricevimento, che fu anche un atto d’alta diplomazia, organizzato nel castello di Blois nel 1501 in onore dell’arciduca d’Austria, con cui la Francia era praticamente in guerra.

Se le costruzioni di Luigi XII sono improntate ad una concezione moderna, rimangono profondamente gotiche sotto molteplici aspetti: irregolarità e simmetria nella pianta e nella distribuzione delle finestre, modanature fini, acute e scavate, abbondanza di decorazioni scultoree caratterizzate, come nelle cattedrali, da fregi di fogliami, pinnacoli e rosoni e soprattutto, da peducci ornati da personaggi pittoreschi, di tipica matrice medievale.

In ossequio ad una tradizione segnatamente francese e gotica, le iniziali e gli emblemi dei proprietari dell’edificio sono scolpiti nella pietra: troviamo, infatti, motivi ornamentali con i gigli di Francia, emblema reale, e gli ermellini, simbolo di Anna di Bretagna, sulle colonne della loggia; i porcospini, emblema dei duchi d’Orléans, figurano sulla scala d’onore a simboleggiare il loro motto “De près comme de loin, je suis redoutable!”; la statua equestre del re è al di sopra dell’entrata principale del castello.

La galleria addossata alla cappella, la cui metà meridionale fu distrutta nel XIX secolo, è stata attribuita – a torto – a Chartres d’Orléans, mentre in realtà appartiene alle costruzioni del tempo di Luigi XII. La sobrietà di questa parte dell’edificio non deve sorprendere in quanto si tratta d’un semplice corridoio di collegamento tra due appartamenti e non d’una parte adibita ad abitazione.

L’attuale cappella non è che il coro di quella fatta edificare da Luigi XII nel 1508, dedicata a Saint Calais ed era la cappella privata del re e della regina. Nelle immediate vicinanze del castello, la grande collegiata di Saint-Sauveur era usata per le cerimonie più importanti; andò distrutta dopo la Rivoluzione.

La facciata della cappella decorata con le iniziali di Luigi XII e di Anna di Bretagna è un rifacimento ottocentesco. L’interno è tipicamente gotico con le volte ogivali, le chiavi di volta e la pavimentazione ornata di motivi araldici.

Il castello di Blois fu il primo, in ordine cronologico, di una lunga serie di edifici voluti da Francesco I. Quest’ala fu iniziata nel 1515, all’inizio del suo regno, e fu terminata nel 1525, anno della morte della regina Claudia di Francia, il cui stemma e le cui iniziali appaiono sempre associati a quelli del re. Costruita a soli quindici anni di distanza dall’ala di Luigi XII, l’ala di Francesco I presenta indubbiamente notevoli differenze rispetto alla prima poiché nell’arco di questi quindici anni l’arte francese aveva subito notevoli trasformazioni a contatto con l’arte italiana. Quest’ala rappresenta dunque in assoluto, uno dei primi capolavori del Rinascimento francese.

L’assetto generale della facciata sul cortile rientra ancora nei canoni del gotico sia per la mancanza di simmetria, sia per il dinamismo tipicamente francese che caratterizza le parti alte dell’edificio, con i tetti d’ardesia decorati da grandi camini ed imponenti lucernari e sottolineati da una balaustra traforata. Tuttavia l’impianto decorativo è interamente nuovo: le finestre sono incorniciate da lesene che si prolungano, sovrapponendosi, fino ai piani alti. Dall’intreccio con le modanature orizzontali queste lesene formano un reticolo che sarà imitato in seguito in altri edifici, e costituirà l’ordine architettonico caratteristico dei castelli nella valle della Loira. Il cornicione, notevolmente ampio, presenta numerosi fregi decorativi, tutti d’ispirazione italiana. Tale influenza si fa sentire inoltre nei frontoni degli abbaini con le nicchie all’antica e le figure di putti… Una concessione alla tradizione è rappresentata dal simbolo del sovrano, la salamandra, il cui motto è “J’encourage le bien et j’étouffe le mal”, che appare ben undici volte scolpito in altorilievo sulla facciata.

La scala è il vero capolavoro della facciata, di cui segnava il centro prima degl’interventi di Gastone d’Orléans. La forma di questa scala, con rampa a chiocciola in una torre ottagonale sporgente, era piuttosto comune nell’architettura francese sin dall’epoca gotica, mentre in quegli anni faceva la sua apparizione negli edifici della Loira la rampa diritta all’italiana. L’originalità di questa scala va ricercata nell’apertura dei muri fra i contrafforti d’angolo. Questa scala a vista con i tre balconi, da cui si domina il cortile d’onore, era perfettamente consona allo svolgimento delle cerimonie regali sempre più sontuose.

Salendo la celebre scala per accedere all’ala di Francesco I, si noterà la ripetizione delle linee curve nella forma dei gradini, del corrimano, delle cornici e delle nervature del soffitto a volta. Il medaglione del soffitto racchiude le iniziali e gli emblemi di Francesco I e di sua moglie Claudia di Francia (una “C” e l’ermellino), nonché di sua madre Luisa di Savoia (un cigno trafitto da una freccia con le ali incrociate).

La sala a cui s’accede al primo piano è costituita in realtà da due sale, arbitrariamente unite all’epoca dei restauri ottocenteschi. L’appartamento di Francesco I fu restaurato dall’architetto Duban; il pavimento è stato rifatto mentre il soffitto e le travi sono stati ridipinti. Anche tutti i camini sono stati ricostruiti ad eccezione di quelli della grande sala. Questi elementi conservatisi infatti sono rappresentativi della scultura del primo Rinascimento con l’abbondante decorazione a rilievo con motivi di fogliami, conchiglie, cornucopie ed emblemi…

Grazie ai pazienti lavori di restauro, durati una quindicina d’anni, l’ala di Francesco I è stata sontuosamente arredata con tavoli in stile italiano, arazzi fiamminghi, sedie e soprattutto cassoni e cassapanche che costituiscono il mobilio essenziale sia del Medioevo che del Rinascimento.

Nella seconda sala, detta “della Guardia”, possiamo ammirare un ricamo settecentesco di soggetto religioso, di dimensioni eccezionali. Si notano altresì due ritratti (ripetutamente copiati) del poeta Ronsard, uno dipinto, l’altro scolpito. Secondo la tradizione fu proprio nel castello di Blois durante un ballo, che Ronsard conobbe Cassandra Salviati, a cui dedicò numerose composizioni poetiche. Una pittura su tavola della seconda metà del Cinquecento raffigura un ballo alla corte di Valois, probabilmente in questo stesso castello. La figura principale è la “volta”, una danza italiana introdotta in Francia da Caterina de’ Medici.

La struttura medievale del vecchio edificio s’evidenzia nel passaggio alla galleria successiva, col vano della porta disposto in un muro di due metri di spessore ed il profilo arrotondato della torre, sulla destra. La galleria appartiene invece all’edificio di Francesco I e si apre all’esterno mediante una serie di logge simili a quelle che Bramante realizzò in Vaticano, da dove la vista spazia al di là dei vasti giardini.

I busti reali raccolti in questa galleria stanno a testimoniare il lungo soggiorno di Caterina de’ Medici e dei suoi figli in questo castello nell’ultimo trentennio del Cinquecento, nonché l’interesse che, successivamente, Enrico IV manifestò per questa residenza, dove fece costruire un porticato di 200 metri attorno al giardino, caduto in rovina già nel Settecento.

In fondo alla galleria si trova un “barguegno”, mobile d’origine ispano-portoghese con numerosi cassetti in cui erano conservate collezioni d’oggetti preziosi.

Dopo l’anticamera sistemata in un’antica torre del XIII secolo addossata al muro (da notare il notevole spessore del muro di questo vano), s’accede alla camera reale occupata in varie occasioni da Caterina de’ Medici alla fine del Cinquecento, quando i moti religiosi la costrinsero a fuggire da Parigi, e dove morì il 5 gennaio 1589, pochi giorni dopo l’assassinio del duca di Guisa. Quest’ambiente, denominato “camera di Caterina de’ Medici”, fu decorato con i simboli della regina e di Enrico II all’epoca dei restauri ottocenteschi.

Nel Cinquecento questa camera non aveva il carattere privato d’oggi poiché serviva per frequenti visite e ricevimenti. La rientranza del muro serviva indubbiamente a mettere in risalto il sedile soprelevato sormontato da un baldacchino destinato alla regina. Alcuni mobili, acquistati o donati negli ultimi quindici anni, hanno consentito di ricreare l’ambiente com’era un tempo. I ritratti appesi alle pareti ricordano la predilezione di Caterina de’ Medici per questo genere pittorico, al cui sviluppo lei stessa contribuì notevolmente.

Nell’attiguo oratorio si notano interessanti pannelli di legno dipinto e, nell’abside, una squisita decorazione scolpita con chiave pendente e nicchie. Lo studiolo è la stanza più interessante dell’ala di Francesco I con i pannelli tutti diversi gli uni dagli altri, che offrono un ampio repertorio dei motivi ornamentali del primo Rinascimento: arabeschi, cornucopie, maschere, delfini…Questa stanza è nota anche per i suoi armadi a muro segreti, che il romanziere Alexandre Dumas definì “dei veleni”. Tuttavia non è certo che Caterina de’ Medici nascondesse qui i veleni!

Al secondo piano dell’ala di Francesco I, avvenne un fatto tragico che ebbe una grande risonanza nella storia di Francia: il 23 dicembre 1588 il duca Enrico di Guisa vi fu assassinato su ordine del cugino, il re Enrico III.

Questo delitto fu la conclusione delle lotte religiose che imperversarono in Francia durante il regno di Enrico II e di Caterina de’ Medici, provocate dal fanatismo dei protestanti appoggiati da Elisabetta d’Inghilterra e dall’intransigenza dei cattolici, riuniti in seno alla Lega promossa da Filippo II di Spagna.

L’autorità del sovrano era incessantemente combattuta dalla Lega e, in particolare, dal duca di Guisa che ne era a capo. La situazione peggiorò durante gli Stati Generali del regno riuniti al castello di Blois nel mese d’ottobre del 1588: Enrico di Guisa intese dettar legge burlandosi apertamente del re, che decise di farlo assassinare.

Alcuni quadri dell’Ottocento esposti nella Sala del Consiglio e nella Camera del re illustrano questo tragico evento nonché l’assassinio del cardinale di Lorena, fratello del duca di Guisa, avvenuto ventiquattrore più tardi.

Tornando al primo piano si può visitare la Sala degli Stati Generali, che era la sala maggiore del fortilizio dei conti di Blois, costruita ai primi del XIII secolo. In questa grande sala, un delle più antiche conservate in un edificio gotico, il conte di Blois esercitava il potere, amministrava la giustizia e riceveva gli omaggi dei suoi vassalli. Integrata successivamente nel castello reale, durante il regno di Enrico II ospitò due volte, nel 1576 e nel 1588, la riunione degli Stati Generali. L’assetto di questa sala con due campate separate da una fila di colonne ricorda le sale capitolari delle abbazie. I capitelli gotici a fasci di foglioline fanno risalire la sua datazione all’inizio del XIII secolo. Il soffitto delle campate non è a volta di pietra, ma è ricoperto da tavolette di legno sovrapposte. La decorazione pittorica interna è stata completamente rifatta nell’Ottocento.

L’edificio in fondo al cortile fu costruito tra il 1635 e il 1638 da Gastone d’Orléans, fratello di Luigi XIII, esiliato a Blois per i suoi interessanti intrighi contro il re.

Lo stile severo di questa costruzione classica non s’armonizza con la fantasiosa e ricca decorazione dei vicini edifici rinascimentali, destinati peraltro ad essere demoliti se il progetto fosse stato realizzato per intero. L’architetto François Mansart aveva ideato un palazzo grandioso composto da quattro ali intorno ad un cortile, che prevedeva inoltre l’assetto completo dell’area circostante con la sistemazione di giardini a terrazze digradanti verso il fiume ed un primo cortile monumentale porticato. Tuttavia questi progetti troppo ambiziosi furono accantonati nel 1638 quand’era stata costruita solo parzialmente l’ala di fondo. Gastone d’Orléans trascorse il resto della sua vita nell’ala di Francesco I, di fronte alla sua opera incompiuta.

Attualmente l’ala di Gastone d’Orléans ospita la Biblioteca comunale e possiede inoltre due grandi sale adibite a concerti, conferenze e mostre.



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